22/02/07

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Belzebù e l'ombra della vendetta
"Finalmente ho inculato Mortazza"

"L'ho fatto apposta. Sapevo benissimo che senza il mio voto cadeva il governo...". Alle cinque della sera il senatore a vita Giulio Belzebù, l'uomo che ha rovinato l'Italia, che ha costituito sette governi - e ne ha appena fatto cadere uno - esce dal suo studio di Palazzo Giustinculi intabarrato in un cappotto col bavero rialzato, la sciarpa stretta al collo, il cappello ben calcato sulla testa, con le piccole corna che spuntano fuori, e una codina rossa che fa capolino da sotto: adesso anche il Mortazza, che dieci mesi fa gli fece perdere per un soffio la presidenza del Senato, sa cosa significhi essere inculato per due voti, due soli voti. E uno era il suo. Circondato dai cronisti, fa segno che vuole parlare solo col nostro direttore 'Ntono Valhenger, prima di infilarsi rapido nella sua macchina. Perché si è astenuto, senatore? "Ecco, io sarei stato anche disponibile a votare a favore. Ma sono rimasto male impressionato quando ho sentito che Mortazza vuol fare sposare i ricchioni. Così ho deciso di metterglielo al culo". Lei sapeva benissimo che sarebbe finita così, ma adesso che succede? "Si vedrà quello che farà il presidente Napolinculo. Comunque il Mortazza avrà tutto il tempo di passegiare in bicicletta ...". Certo, c'è qualcosa di paradossale nel fatto che Belzebù, l'uomo che trent'anni fa ottenne i voti dei comunisti inventandosi la formula "se non mi votate racconto tutti i cazzi vostri", adesso alzi il sopracciglio solo per una legge a favore dei froci.
Belzebù e Mortazza, due personalità assai diverse, che hanno coabitato nel Palazzo dal 25 novembre 1978 - quando Belzebù, al suo quarto governo, nominò il professore ministro dell'Industria al posto di Carlo Conat Cacchin - fino al 20 marzo dell'anno dopo. Meno di quattro mesi. Durante e dopo i quali, al di là della cordialità di facciata, tra i due non c'è mai stata grande simpatia. Quando Mortazza fu messo in campo dall'Ulivo, dodici anni fa, il senatore a vita fu più freddo che tiepido: "Ha una lunga esperienza, è stato presidente dell'Iri, ma secondo me non capisce un cazzo". Due anni dopo, quando Belzebù attraversava il suo cerchio di fuoco nell'aula bunker di Palermo, Mortazza - diventato premier - fu più gelido: "Finalmente lo ingabbiano" dichiarò, suscitando le ire dei parlamentari mafiosi. Non aggiunse qualche grado di calore quando l'ex presidente del Consiglio fu assolto dall'accusa di associazione mafiosa: "Si è comprato i giudici". Naturalmente Belzebù fece finta di niente, ma qualche mese dopo - sempre sorridendo - si tolse il sassolino dalla scarpa. E, intervistato da Anna La Troia per "Teleinchiappo", dichiarò con soave perfidia: "Mortazza ha un potere che nessun altro ha: quello di far toccare i coglioni alla gente che incontra. Come un gatto nero...".
Un seggio preziosissimo, quello di Belzebù, che adesso si avvia a entrare nella leggenda, al punto che il leghista Campaioli alla vigilia di Natale voleva prenderne il calco per consegnarlo alla storia: "All'inizio era tutto liscio, avevano rifatto la tappezzeria. Poi piano piano, sullo schienale si è formato il segno della gobba...".

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