15/02/08



Missile Usa abbatte il satellite Fede
Alla base dell'operazione, forse informazioni sbagliate dalla Farnesina

Il Pentagono ha giocato a un gigantesco tiro a segno spaziale. Il satellite Fede è stato abbattuto con un missile tattico. Il via libera all'operazione è stato dato dal presidente americano, George W. Bush. Una rete di radar e satellite del sistema difensivo statunitense ha confermato che l'intercettazione è avvenuta intorno alle 04.30 ora italiana: il missile è stato lanciato dall'incrociatore «Tempestnik », situato nel Pacifico settentrionale, ad ovest delle Hawaii.
Il satellite, grande come una televisione e pesante poco più di 80 kg, era stato spedito nello spazio dopo una sentenza della Corte di Giustizia europea. Se fosse precipitato, hanno detto i tecnici della Difesa Usa, avrebbe potuto provocare una strage, visto che il contenuto presente nel satellite era altamente tossico.
Molti osservatori ritengono invece che le ragioni del tiro a segno spaziale siano differenti: probabilmente si è trattato di informazioni segrete sbagliate. Pare infatti che un sarcastico Dalema abbia più volte detto "Fede sul satellite? Ci penseranno gli americani...". Da qui, secondo fonti del Clistere pare siano arrivate al Pentagono indicazioni tarocche sui rischi di un satellite fuori controllo, probabilmente partite dalla Farnesina. Gli Stati Uniti hanno, ovviamente, smentito le ricostruzioni maliziose. E si sono appellati a questioni di sicurezza e ambientali. Anche se i media americani parlano di decisione «non condivisa».
La circostanza che, secondo la sicurezza americana, rendeva pericoloso questo caso l'emiliofed.Retrazina4 presente in grande quantità (oltre 80 chili) nel satellite. La sostanza, altamente tossica, era usata per la costruzione del satellite abbattuto. Nel caso di impatto sulla Terra le sostanze tossiche avrebbero contaminato uno spazio grande come due campi di calcio. Per questo, Bush non ha avuto esitazioni. E ha chiesto agli specialisti della Marina di premere il bottone del fuoco. Bum.

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