16/09/08


Compagnia di bandiera?
Italiani brava gente, dopo questa tragicommedia mediatica ci toccherà mettere le mani al borsellino e salvare l'Alitalia.
Questo insistere sulla necessità di una 'compagnia di bandiera' e' assurdo, l'Alitalia non merita di sventolare il tricolore. Con gli amministratori che hanno prodotto le sue perdite abissali, il pessimo servizio a bordo e a terra, il personale viaggiante che vola un numero di ore mensile inferiore a quello di altre compagnie e con stipendi superiori, quale lustro ha dato in questi anni alla bandiera italiana? Nessuno. Nel resto del mondo le aziende nascono e muoiono secondo la legge del mercato. Alitalia avrebbe dovuto essere dichiarata fallita dieci anni fa.
Colaninno e friends avranno un regalo costituito da una societa' priva di debiti, le cui azioni potranno essere rivendute a chi di aerei si intende, per esempio all'Air France contro la quale il Berlusca aveva gettato quintalate di merda alla vigilia delle elezioni. Eppure Air France si sarebbe assunta tutti i debiti di Alitalia, aveva concordato un massimo di esuberi nella misura di 4000 dipendenti a fronte dei 5-7mila che l'attuale operazione prevede a carico di imprese private e della cassa integrazione speciale, cioè i soldi nostri. Perche' quell'accordo non e' stato portato a termine? Per non dare al precedente governo la soddisfazione di concludere il suo mandato con un successo economico di così grande rilevanza.
L'avversione dei sindacati all'Air France era accompagnata dall'intromissione di Berlusconi nella vicenda. Si era in campagna elettorale, e l'italianità faceva comodo.
Ma non solo: all'ostilità nei confronti di Air France si contappose il gradimento per la "solida" Air One, sponsorizzata da Banca Intesa, più precisamente da Corrado Passera, che con questa operazione forse sperava di recuperare i soldini prestati a Toto.
Poi si scoprì che anche A.O. aveva gli aereoplani con i sedili imbottiti di cambiali...
La faccenda Alitalia è intrisa di campanilismo paesano, contro ogni regola di mercato ed all'insegna della piu' classica imprenditoria all'italiana secondo la quale le grandi imprese - pubbliche e private - pubblicizzano le perdite e privatizzano i profitti.
Destra o sinistra, siamo in Italia, dove contano le categorie, i grandi numeri, motivo per il quale si salvano e si aiutano i più grossi (Alitalia, Fiat, Rai...), serbatoi di voti, a discapito dei comuni mortali, dei piccoli imprenditori e dei professionisti che tirano la carretta.

1 commento:

Anonimo ha detto...

Premetto che non sono contro l'attuale governo - l'ho anche votato - come non lo ero a priori contro il precedente, mantenendo un atteggiamento laico con la speranza che questi signori, oltre a fare i fatti loro, aiutino la nazione a superare un momento drammatico.
Ricordo benissimo l'avversione dei sindacati all'Air France, come ricordo anche l'"intromissione" di Berlusconi nella vicenda Alitalia che fece da sponda ai sindacati nell'osteggiarla. Si era in campagna elettorale, e l'italianità faceva comodo.
Ma ricordo anche che all'ostilità nei confronti di A.F. si contappose il gradimento per la "solida" Air One, sponsorizzata da Banca Intesa, più precisamente da Corrado Passera, che con questa operazione forse sperava di recuperare i soldini prestati a Toto.
Ma anche A.O. si scoprì avere aereoplani con i sedili imbottiti di cambiali...
Destra o sinistra, siamo in Italia, dove contano le categorie, i grandi numeri, motivo per il quale si salvano e si aiutano i più grossi (Alitalia, Fiat, Rai...), serbatoi di voti, a discapito dei piccoli.